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Il Metodo Montessori

Aiutami a fare da solo


E’ una tranquilla mattina di dicembre del 1950: Maria Montessori si accinge a lasciare l’India per l’ultima volta e ai numerosi estimatori con cui ha collaborato quasi ininterrottamente per dieci anni, venuti a salutarla si rivolge con queste parole: “…quanti malintesi ho trovato in tanti paesi perché la gente pensava che io parlassi di un metodo pedagogico, mentre io parlavo di una rivelazione. Il bambino è il tesoro supremo dal quale possiamo attingere forza. La vera educazione coinvolge non solo il bambino che viene educato ma anche l’adulto che si trasforma”. E’ dai bambini che bisogna ricominciare al fine di far crescere un’umanità migliore. A Maria Montessori siamo debitori di un modo nuovo di intendere sia l’insegnamento che la formazione dei docenti fondato su una fede incrollabile nell’interesse spontaneo del bambino, nel suo impulso naturale ad agire e conoscere. Se posto in un ambiente adatto, scientificamente organizzato, ogni bambino, seguendo il proprio disegno interiore di sviluppo, accende naturalmente l’interesse a lavorare, a costruire, a portare a termine le attività iniziate, a sperimentare le proprie forze, a misurarle e controllarle. Mobili tavoli sedie sono leggeri in modo da favorire gli esercizi di vita pratica dei bambini, chiamati ad un impegno fisico di responsabilità nel trasportarli e nel posizionarli; i bambini usano piatti di ceramica, bicchieri di vetro, soprammobili fragili: sono così invitati a movimenti coordinati, precisi, di autocontrollo e di autocorrezione. L’ambiente scolastico diventa luogo di vita, di gioia, di bellezza nel quale ai bambini è consentito scegliere con che cosa lavorare. Il materiale contiene in sé il controllo dell’errore e permette ai bambini di apprendere la “disciplina della libertà”: due concetti solo in apparenza antitetici, ma che in realtà sviluppano un’attitudine che il bambino porterà con sé per tutta la vita. La maestra è una direttrice, attenta osservatrice del percorso di autoeducazione compiuto dal bambino, è paziente, è umile, è parca nelle parole. Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei bambini è una fonte inesauribile di indicazioni per insegnanti e genitori; nessun aspetto viene trascurato: lo sviluppo fisico, le attività manuali sempre collegate allo sviluppo della mente, l’apertura alla realtà extrascolastica e al territorio, la lettura e la consultazione di testi, la sperimentazione e il lavoro individuale e di gruppo. Aboliti i premi e i castighi perché “fra le rivelazioni fatte dai bambini ce n’è una essenziale: la normalizzazione per mezzo del lavoro. Nulla può sostituire la mancanza di lavoro: né il benessere, né l’affetto”. Il bambino non chiede di essere dispensato dalle sue fatiche, ma chiede di effettuare la sua missione totalmente e da solo. “Se non conosce cotesto segreto l’adulto non capirà mai il lavoro del bambino. La nuova era dell’umanità può realizzarsi soltanto attraverso una corretta educazione. Se gli educatori e gli statisti si rendessero conto delle potenti forze del bene e del male che sono nel bambino, l’educazione,ossia la cura dello sviluppo umano, sarebbe considerata il problema sociale più importante. Ma il bambino è il cittadino dimenticato. Una nuova educazione produrrà la speranza in una umanità migliore e in un mondo nuovo in cui regnerà la pace.”